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Année 4, numéro 4, Juillet 2007 JIDV.COM N°15
ARTICLE
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Sicurezza sul territorio: il Progetto Assistenti Civici |
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Sara
Musiani, Dottoressa in in Scienze Politiche, indirizzo
politico-amministrativo, presso l’Università degli Studi di Bologna.
Assistente alla Direzione presso la società Gamba Service S.p.A. (Bologna) [Italia]. |
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ABSTRACT
(ENGLISH VERSION) : In the
Italian territorial reality, and in the specific case, in the town of
Bologna, the society becomes a subject of the policies for the urban
safety in the beginnings of the ' 90 years in reply to a spread
distrust in the protection action performed by the local and national police
force from the victimizing risks. The
first district associations develop into more and more structured
groups constituted from common citizens who, by different approaches,
exercise pressure on the local governments in order to obtain attention
and concrete solutions to a general and no more bearable perception of
insecurity. In this
context borns , in the Safety Urban Office of the Bologna Comune, the
"Municipal Assistants Project", an example of a preventive
policy which organize and coordinates the citizens that lend themselves
voluntarily (as individuals or in associated shape) to the patrolling of
different urban areas considered at “high risk” (ex: schools,
gardens, markets) in order to protect together the common space, with a
point of vue of renewal and strengthening of the connection
between citizens -territory- government RESUME (VERSION FRANCAISE) : Dans la réalité territoriale italienne, et dans le spécifique, dans cette de la ville de Bologne, la societé entre comme sujet des politiques pour la sûreté urbaine au début des années '90 comme réponse à une diffuse manque de confiance envers l'action de sauvegarde de l'ordre public contre les risques de victimisation achevée par la police locale et nazionale. Dès les premières associations de quartier se développent ainsi des groupes de plus en plus structurés constitués par communes citoyens qui, avec des différentes approches, exercent de la pression sur les gouvernements locaux pour obtenir l’attention et des solutions concrètes à une générale et non plus tolerable perception d’ 'insecurité résultante de la dégradation urbaine. Dans ce contexte naît prés du Secteur Sûreté Urbaine de la Mairie de Bologne le “Projet Assistants Civiques", un exemple de politique préventive d'organisation et de coordination des citoyens qui se prêtent volontairement (comme individus ou en forme réunie) à la surveillance des zones de la ville retenues à haut risque (es : écoles, jardins, marchés) pour défendre ensemble l'espace commun, dans une optique de raffermissement. du lien cytoien- territoire - gouvernement. ESTRAOTTO Nella realtà territoriale italiana , e nello specifico, in quella della città di Bologna, la società entra come soggetto delle politiche per la sicurezza urbana agli inizi degli anni ’90 in risposta ad una diffusa sfiducia nell’azione di tutela dai rischi di vittimizzazione da parte delle forze dell’ordine locali e nazionali. Dalle prime associazioni di quartiere si sivilupperanno gruppi via via più strtutturati costituiti da comuni cittadini che, con diversi approcci, esercitano pressione sui governi locali per ottenere ascolto e soluzioni concrete ad una generale e non più tollerata percezione di insicurezza derivanti dal degrado urbano. In questo contesto nasce presso il Settore Sicurezza Uirbana del Comune di Bologna il Progetto “Assistenti Civici”, un esempio di politica preventiva di organizzazione e coordinamento dei cittadini che si prestano volontariamente (come singoli o in forma aggregata) al pattugliamento delle zone della città ritenute ad alto rischio (es: scuole, giardini, mercati) per tutelare assieme lo spazio comune, in un ottica di rinnovamento e rinsaldamento del legame citadino-territorio- governo. Mots-clés sécurité, prévention, contrôle du territoire, service volontaire, citoyens |
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“….E’ meglio prevenire i delitti che punirli.
Questo è il fine principale d’ogni buona legislazione, che è l’arte di condurre
gli uomini al massimo di felicità o al minimo d’infelicità possibile”
Questo
passo molto noto e spesso citato di Cesare Beccaria riassume in modo
esaustivo l’idea di politiche pubbliche volte alla prevenzione del reato,e
conseguentemente, alla prevenzione della vittimizzazione dei soggetti coinvolti
in esso.
L’ingresso dell’idea di “comunità”, di
gruppi di cittadini come soggetto attivo delle politiche di prevenzione
diviene a partire dagli anni ’90 una vera e propria necessità di fondare
socialmente le politiche di sicurezza, cioè di ottenere la condivisione e la
partecipazione dei cittadini , cosa che si scontra con la tradizionale
relazione stabilita in Italia tra Stato e società civile.
Quest’ultima, e le sue forme organizzate (es. comitati di cittadini,
associazioni di volontari) diventa quindi un attivo interlocutore del processo
di costruzione delle politiche pubbliche.
Nel 2000 nasce il Settore Sicurezza Urbana all’interno dell’Area Comunicazione
e Rapporto con la Cittadinanza del Comune di Bologna con l’obiettivo di
attuare strumenti, programmi ed attività per affrontare il problema della
sicurezza nella città. In quest’ottica, fra i diversi strumenti di intervento
nasce il progetto “ Assistenti Civici” . Il cambiamento di direzione
politica segna un parziale riavvicinamento all’approccio preventivo del Settore
Sicurezza a quello della precedente amministrazione. Infatti il Comune sceglie
di dare un seguito al già precedentemente avviato sistema di convenzioni con i
volontari di associazioni storiche di Bologna, come le “Pattuglie Cittadine” e
di associazioni che lavorano per la sorveglianza di spazi verdi come i “Rangers
d’Italia” e “REDA” per attivare azioni di presidio del territorio e
rassicurazione.
Questa iniziativa viene quindi ripresa e fortemente ampliata dalla nuova
amministrazione.
I temi
della sicurezza e della vivibilità urbana sono stati di certo per molte
associazioni catalizzatori di energie,e per quanto riguarda i comitati di
cittadini, motivi di aggregazione e costituzione del proprio gruppo, che in
molti casi hanno in tal modo reagito alle “emergenze” di sicurezza
(quali spaccio di droga,prostituzione, microcrimine,degrado
urbano,ecc…).
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“A quale tra i seguenti fenomeni dovrebbe dedicarsi maggiormente la Polizia Municipale?” |
2001 |
2002 |
2003 |
|
Guida pericolosa |
61.0 |
50.9 |
50.7 |
|
Sorveglianza delle scuole e dei giardini |
56.4 |
48.8 |
51.4 |
|
Atti vandalici |
36.0 |
29.3 |
29.0 |
|
Spaccio di droga |
29.3 |
32.4 |
34.1 |
|
Immigrazione irregolare |
8.7 |
16.6 |
18.9 |
|
Mediazione di conflitti e litigi |
3.3 |
8.7 |
7.9 |
|
Controllo delle licenze commerciali |
3.4 |
8.0 |
2.3 |
|
Non sa |
11.9 |
6.2 |
8.7 |
|
Non risponde |
1.4 |
2.2 |
4.3 |
|
n. TOTALE |
700 |
404 |
1102 |
Tabella 1: Risposte a Bologna città nel giugno 2001,2002 e 2003;valori
percentuali sul totale dei rispondenti (avendo ciascuno a disposizione tre
risposte) .
Se nei primi tempi della loro formazione la maggior parte dei gruppi
agivano, su queste questioni, come veri e propri “gruppi di pressione” rispetto
alle istituzioni dalle quali, per vari motivi, non si sentivano
sufficientemente tutelati attraverso attività propagandistiche e di protesta
quali : esposti, segnalazioni, petizioni, cortei, occupazioni pacifiche del
territorio, raccolta di firme, fiaccolate, nel tempo le dapprima sporadiche
attività di “prevenzione situazionale partecipata” (ovvero
: osservazione del territorio, forme di vigilanza condominiale o di isolato,
collaborazione con le forze di polizia nella segnalazione di persone sospette,
fotografie delle targhe delle auto, ecc…) sono andate assumendo un ruolo sempre
più di rilievo all’interno di queste
organizzazioni.
Parallelamente
si evidenzia anche la tendenza a darsi un’organizzazione più stabile: in alcuni
casi i gruppi, nati come semplici comitati di cittadini, si sono in seguito
costituiti in vere e proprie associazioni (o hanno manifestato l’intenzione di
farlo), anche con l’obiettivo di una maggiore legittimazione nei confronti
dell’interlocutore pubblico, per ottenere eventuali finanziamenti e poter
esercitare una pressione ancora maggiore sull’apparato politico e su quello
amministrativo.
L’idea
del coinvolgimento della comunità di cittadini nella prevenzione è quindi
riconducibile fondamentalmente a due modelli di gruppo :
·
gruppi “preservazionisti” : orientate alla conservazione di interessi,
valori e abitudini locali; essi hanno come obiettivo prioritario quello di
garantire o recuperare la sicurezza contrastando la presenza di quei
fenomeni e di quei gruppi o soggetti che sono percepiti come causa del degrado
del quartiere e dell’allarme tra i residenti.
·
gruppi di “prevenzione” : hanno una storia più consolidata e rientrano
nel filone del volontariato; sono orientate prevalentemente alla ricerca delle
cause del disagio sociale e del degrado, e si propongono di garantire la
sicurezza soprattutto attraverso l’intervento su quelle cause.
Va
però evidenziato come nella nostra regione i comitati di cittadini impegnati
sul tema della sicurezza raramente hanno assunto aperte connotazioni di
autodifesa e manifestato invece – almeno negli intenti – una
disponibilità a leggere le questioni della sicurezza come temi della vivibilità
urbana, delle regole e del senso civico e ad individuare forme di
partecipazione alle strategie di prevenzione non immediatamente o
esclusivamente autodifensive.
Inizialmente per la scelta delle
Associazioni, il Settore Sicurezza si è rivolto verso quelle organizzazioni di
volontariato che avevano all’interno delle proprie attività una predisposizione
per il controllo e il presidio locale, e che fossero in possesso di una buona
conoscenza del territorio bolognese. In tal modo si intendeva istituire una
figura amichevole da inserire nel territorio, per un monitoraggio attento
dell’ambiente urbano . Elemento non meno importante per la diminuzione del
senso di insicurezza dei cittadini è stato poi, in fase di consolidamento del
progetto, la scelta di coinvolgere nelle attività di presidio del
territorio anche associazioni composte da cittadini non comunitari
e oltre un centinaio risulteranno i volontari di origine straniera
coinvolti in prevalenza africani,ma anche cinesi, albanesi e
pakistani). L’iniziativa ha assunto dunque anche una non meno importante
funzione di integrazione dei cittadini non comunitari residenti come emerge
dalle parole dell’Assessore alla Sicurezza che è stato promotore diretto del
progetto: “Con l’arrivo delle associazioni di cittadini stranieri il
progetto Assistenti Civici ha acquistato un a doppia valenza : oltre che ad
aumentare il senso di sicurezza dei bolognesi, è anche la dimostrazione che tra
gli extracomunitari esistono tante persone sensibili e di grande senso civico.
Grazie al loro contributo possiamo presidiare molto più territorio di prima .”
Richiamandosi al modello degli Street Warden inglesi nell’ottobre
2001 ha inizio l’attività operativa delle associazioni di volontariato
impegnate nel progetto. I volontari,dotati di un corpetto di riconoscimento,
presidiano scuole, giardini, parchi pubblici oltre che alcune zone ad
elevato affollamento(fermate degli autobus, mercati) per garantire una presenza
rassicurante ed una sorveglianza diffusa del territorio. L’azione
dell’Assistente Civico contribuisce infatti, attraverso azioni comuni anche al
cittadino attento, alla prevenzione e dissuasione di comportamenti illeciti
attraverso due forme fondamentali di presidio del territorio :
·
Analisi
dei rischi :
§
intesa
come capacità di distinguere i rischi connessi alla sicurezza urbana da quelli
di competenza di altri settori e di effettuare una valutazione preventiva
degli stessi.
·
Gestione
delle emergenze e delle criticità :
§
EMERGENZE
: definibili come quelle situazioni improvvise, gravi e pericolose tali da
richiedere eccezionali ed immediate misure d’intervento(es. :scippi, rapine,
violenze, incendi, incidenti stradali,ecc..);
§
CRITICITA’:
ovvero quelle situazioni di potenziale rischio a cui si può porre ancora
rimedio, prima che diventino gravi ed effettivamente pericolose (es.: possibile
spaccio di sostanze stupefacenti davanti alle scuole, presenza di persone
sospette, forme di bullismo, presenza di auto abbandonate,scarsa illuminazione,
disturbo alla quiete pubblica, atti di inciviltà e vandalismo, ecc..). In
questi casi l’Assistente Civico interviene segnalando il problema
telefonicamente o per iscritto.
Oltre alla
divisa per renderli facilmente riconoscibili dalla gente comune l’Assistente
Civico ha in dotazione un telefono cellulare con il quale, in caso di
necessità, può effettuare chiamate d’urgenza verso le forze di polizia, fare
segnalazioni e comunicare con l’Ufficio Assistenti Civici; questo evidenzia lo
stretto e costante rapporto di collaborazione con la polizia locale (ed
in particolare con il vigile di prossimità) che caratteristica la loro
attività.
L’elemento
della visibilità dell’Assistente Civico risulta comunque essere centrale
per un efficace svolgimento del servizio di vigilanza, dando visibilità a
questa figura ,infatti, pare che si inneschi un naturale processo di deterrenza
che si riscontra similmente in presenza delle forze dell’ordine come testimoniano
alcune osservazioni fatte da alcuni volontari coinvolti nel progetto: “
più di una volta ,mentre stavo facendo attraversare i bambini sulle strisce
pedonali, ho visto automobilisti che, vedendomi in divisa, si
allacciavano in fretta le cinture di sicurezza!”(volontario Ass.
Universo); “la divisa incute soggezione” (volontario ANPS).
Osserviamo quindi come la mancanza
di fiducia istituzionale legittimi in qualche modo le richieste di ordine
provenienti da quei quartieri che si sentono insicuri o sul limite della
disorganizzazione. In questo caso, l’allarme sociale per la criminalità
rinsalda i legami comunitari e la definizione rigida dello spazio sociale,
aprendo anche un canale di comunicazione con gli interlocutori politici.
Oggi,infatti, il recupero del legame sociale
può avvenire solo a livello simbolico: è in questa direzione che nascono le
nuove politiche di gestione dell’insicurezza - di cui il progetto
Assistenti Civici è un esempio efficiente – indirizzate cioè all’organizzazione
di programmi di supporto per le vittime, di conciliazione e di mediazione ,
non solo come risposte alla criminalità, ma anche con funzioni preventive.
Obiettivo dei suddetti programmi è proprio la
restaurazione di quel legame sociale la cui carenza appare essere causa
primaria, ad un tempo, sia del diffondersi del fenomeno criminale che del
timore di esso, siano o meno le due realtà in correlazione: ricostruzione che
prescinde dalla vicinanza materiale dei soggetti e si concentra sugli effetti
rassicuranti di politiche di cogestione del territorio e condivisione degli
aspetti problematici dell’esistenza. La gestione dell’insicurezza è quindi uno
degli obiettivi primari di tali iniziative, alle quali vanno affiancati la
promozione del recupero di reti di solidarietà nei quartieri, l’inserimento in
realtà associative, l’attivazione in processi di partecipazione a livello
sociale . Poiché, citando nuovamente Cesare
Beccaria :“…se ogni membro particolare è
legato alla società, questa è parimente legata con ogni membro particolare per
un contratto che di sua natura obbliga le due parti. Questa obbligazione, che
discende dal trono fino salla capanna, che lega egualmente e il più
grande e il più miserabile fra gli uomini, non altro significa se non che è
interesse di tutti che i patti utili al maggior numero siano osservati.”
Cesare Beccaria, “Dei delitti e delle pene”.
1995, Comitato Scientifico di Città sicure.
Le linee guida che pongono le fondamenta del
progetto “Assistenti Civici” sono approvate con Decisione di Massima della Giunta
Municipale PG n. 114890/01 del 02/07/2001.
Nobili Gian Guido,2004, Bologna:
trasformazione dei fenomeni e delle politiche,in “Quaderni di Città
sicure”, n.30, pp.315.
B. Giacomozzi e R. Selmini, 1996, Nuovi attori
: censimento dei comitati di cittadini operanti in Emilia-Romagna sulla
sicurezza, in “Quaderni di Città sicure”, n.5,pp. 216-219 .
B. Giacomozzi e R. Selmini, 1996, Nuovi attori
: censimento dei comitati di cittadini operanti in Emilia-Romagna sulla
sicurezza, in “Quaderni di Città sicure”, n.5,pp.211-219.
Le ragioni di queste caratteristiche dei comitati
cittadini dell’Emilia-Romagna sono approfondite in Selmini (1997).
Francesca Vianello, Dario Padovan, “Criminalità
e paura: la costruzione sociale
dell’insicurezza”…….
P.Robert (1990, 15), H.Lagrange, R.Zauberman
(1991, 252).
D.Duprez, M.Hedli
(1992), C.Hale (1996).
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